Il patrimonio forestale italiano: dati di contesto
Secondo le rilevazioni dell'Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi Forestali di Carbonio (INFC), curato dal Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l'Analisi dell'Economia Agraria (CREA), la superficie forestale italiana ha registrato un incremento costante negli ultimi decenni. Questo aumento è in parte legato all'abbandono delle aree agricole montane e collinari, che ha favorito la ricolonizzazione spontanea da parte della vegetazione arborea.
La distribuzione delle foreste non è uniforme sul territorio. Le regioni alpine e appenniniche presentano la maggiore densità di copertura forestale, mentre la Pianura Padana e le pianure costiere mostrano superfici boscate molto ridotte.
Le faggete appenniniche
Il faggio (Fagus sylvatica) è la specie arborea dominante nelle foreste appenniniche di media e alta quota. Le faggete si sviluppano generalmente tra i 700 e i 1.800 metri, con variazioni in base alla latitudine e all'esposizione dei versanti. Sul versante tirrenico le faggete tendono a scendere a quote più basse rispetto al versante adriatico, dove l'influenza continentale è più marcata.
La Foresta Umbra nel Gargano, la Foresta di Vallombrosa in Toscana e le faggete della Sila in Calabria sono tra le aree di faggeta più note e accessibili. Le foreste di faggio creano ambienti caratterizzati da scarsa luce al suolo durante la stagione vegetativa, con uno strato erbaceo composto principalmente da specie tolleranti all'ombra.
Patrimonio UNESCO: Le "Antiche Faggete Primordiali dei Carpazi e di altre Regioni d'Europa" includono alcune faggete italiane, tra cui la Foresta di Sasso Fratino nell'Appennino romagnolo, riconosciuta come riserva integrale dal 1959. Il riconoscimento UNESCO è stato esteso progressivamente a partire dal 2017.
I querceti di pianura e collina
Le querce rappresentano un altro gruppo di specie arboree di grande importanza nell'ecosistema forestale italiano. La farnia (Quercus robur) era la specie dominante nelle foreste planiziari padane, ambienti che oggi sopravvivono solo in frammenti isolati a causa della pressione agricola e urbanistica storica. Il Bosco della Mesola in provincia di Ferrara è uno degli esempi meglio conservati di foresta planiziale padana.
Sulle colline e a quote medie prevalgono invece il cerro (Quercus cerris) e la roverella (Quercus pubescens). Quest'ultima è particolarmente diffusa nelle zone a clima sub-mediterraneo dell'Italia centrale e meridionale, dove forma boschi aperti con sottobosco ricco di arbusti sempreverdi.
Le foreste di conifere alpine
Nelle Alpi e nelle Dolomiti le foreste di conifere occupano le fasce altitudinali superiori ai boschi misti di latifoglie. L'abete rosso (Picea abies) e l'abete bianco (Abies alba) sono le specie prevalenti nelle vallate prealpine e alpine, spesso associate al larice (Larix decidua) nei versanti esposti. Il pino cembro (Pinus cembra) colonizza le quote più elevate, fino al limite superiore della vegetazione arborea.
Le foreste di conifere alpine svolgono un ruolo importante nella stabilizzazione dei versanti e nella regolazione del ciclo idrologico. La gestione forestale in queste aree è tradizionalmente regolata dai comuni e dalle comunità di valle attraverso le regole di uso civico.
La macchia mediterranea
La macchia mediterranea non è propriamente una foresta, ma costituisce l'ambiente vegetale più diffuso nelle zone costiere del Centro e del Sud Italia, in Sardegna e in Sicilia. È composta principalmente da arbusti sempreverdi come la leccio (Quercus ilex), il corbezzolo (Arbutus unedo), il lentisco (Pistacia lentiscus) e la fillirea (Phillyrea latifolia). In assenza di perturbazioni, la macchia mediterranea può evolvere verso la foresta di leccio, che rappresenta il climax vegetazionale delle zone costiere mediterranee.
Il leccio è capace di formare foreste dense e compatte, con un microclima particolarmente fresco e ombroso. Foreste di leccio di notevole estensione si trovano nelle Cinque Terre, sulle Isole Tremiti, nel Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano e in numerose aree della Sardegna.
Il bosco di castagno
Il castagno (Castanea sativa) è una specie con una lunghissima storia di coltivazione e utilizzo in Italia. I castagneti da frutto rappresentavano una risorsa alimentare fondamentale per le popolazioni montane fino alla metà del Novecento. Con l'abbandono della raccolta e della coltivazione, molti castagneti sono stati abbandonati e si stanno progressivamente trasformando in boschi misti.
I castagneti italiani sono concentrati nelle zone collinari e montane del centro-nord, con aree significative in Toscana, Lazio, Campania, Calabria e Sicilia. La specie è minacciata da due malattie fungine — il cancro del castagno (Cryphonectria parasitica) e il mal dell'inchiostro — la cui diffusione ha ridotto sensibilmente le popolazioni nelle ultime decine di anni.
Foreste di tutela e riserve naturali
Oltre ai parchi nazionali, il sistema delle aree protette italiane comprende riserve naturali statali e regionali che tutelano specifiche tipologie di foresta. Tra le riserve forestali di maggiore rilevanza scientifica vi è la Foresta di Sasso Fratino, nell'Appennino tosco-romagnolo, che ospita uno dei rari esempi di foresta vetusta di faggio rimasta senza intervento umano per decenni.
Il Corpo Forestale dello Stato — oggi assorbito nei Carabinieri Forestali — gestisce numerose foreste demaniali distribuite su tutto il territorio nazionale, alcune delle quali sono aperte alla visita pubblica con sentieri attrezzati.